lunedì 25 ottobre 2010

quali sono le principali motivazioni che spingono un individuo ad avere un' esperienza lavorativa nel campo dell'animazione ?


quali sono le principali motivazioni che spingono un individuo ad avere un' esperienza lavorativa nel campo dell'animazione ?.


Si tratta di una professione "insolita", lontano da impegni ordinari ed orari prestabiliti, spesso distante dagli affetti familiari e a volte tali situazioni non sono dettate solo da impellenti necessità finanziarie.

La risposta alla precedente domanda è emersa dai numerosi sondaggi effettuati dagli studiosi ed esperti del settore comportamentale.I motivi sono i più disparati

:- Desiderio di uscire dalla routine del quotidiano

- Vedere appagato un bisogno di evasione

- La noia verso tutto ciò che è prestabilito

- Il gusto di voler fare esperienze diverse

- Il sentirsi utili agli altri

- Il bisogno di partecipare attivamente alla vita sociale


Queste ed altre risposte, hanno comunque indotto gli studiosi a convergere su un' unica motivazione di base ovvero, il desiderio di riuscire a ritrovare la propria o una nuova identità.

Il lavoro tradizionale, l'agire secondo determinati canoni "imposti", sia verso i diritti di cui godere che nei doveri da adempiere, spinge l'individuo verso questo tipo di esperienza.

La trasformazione della società, la maturazione sociale, lo sviluppo dei fenomeni sociologici di massa, hanno portato l'uomo a volere partecipare attivamente al mondo esterno.

Il piacere di essere di aiuto verso il prossimo, la voglia di sentirsi protagonista assumendo un ruolo che dia libero sfogo alle fantasie individuali, al di fuori dei normali ambienti di lavoro, stanno alla radice della ricerca di un'attività creatrice, educativa, spesso divertente e socialmente utile, come quella degli animatori.

La normale attività lavorativa infatti, se da un lato permette la soddisfazione dei bisogni economici, dall'altro non è sempre sotto l'insegna della piacevolezza; la difficoltà nei rapporti con gli altri, il logorio psicologico della vita moderna, lo stress, le ansie, non favoriscono una libera espressione delle nostre capacità ed energie, a volte soffocate dal peso sempre più pressante che il dovere di cittadini, figli, studenti, ci impone.

Questi sono alcuni dei principali motivi psicologici e materiali che spingono i giovani a voler fare esperienze nel settore animazione.

Si tratta secondo gli studiosi, di persone che vogliono anche per una breve parentesi, nell'arco della loro giovane esistenza, superare certi schemi stabiliti, ritrovare la loro personalità, non basando i rapporti sociali esclusivamente sull'esteriorità e sul formalismo. Avere esperienza lavorativa nel settore animazione aiuta l'individuo alla sua maturazione a ritrovare la propria identità, aiuta il giovane al controllo dei propri impulsi emotivi, che non temono manifestazioni imprevedibili in quanto educati a gestire la personale autonomia.

Un’esperienza lavorativa del genere spinge l'individuo verso l'indipendenza a fidarsi dei propri giudizi, ad allacciare correttamente i rapporti con gli altri, ad accettare l'ansia dovuta ai problemi ed alle varie situazioni che la vita ci porta ad affrontare.

Lo psichiatra A. Meluzzi in una sua intervista afferma che ” il cervello umano è “costruito” per risolvere ed affrontare i problemi con successo. Questo è uno dei meccanismi fondamentali dell'evoluzione biologica.

Il lavoro quindi, non può essere considerato come una massa indistinta di comportamenti analoghi. Ci sono lavori ripetitivi e coatti che non stimolano l’intelligenza e la creatività e che possono diventare nocivi per la mente ed il corpo."

Le attività invece, che si inseriscono nella crescita cognitiva e personale dell'individuo, non sono uno stress negativo ma rappresentano una stimolazione indispensabile per il giusto mantenimento di quell' equilibrio dinamico che viene definito "salute".


articolo a cura dello staff di http://www.animandia.it/ il portale internet sull'animazione e lo spettacolo

cerchiamo Barzellettieri che vogliano partecipare al programma televisivo Fuori Onda TV inviando il loro videoclip ....

Animandia posnsor del programma televisivo Fuori onda Tv cerca barzellettieri.

cerchiamo Barzellettieri che vogliano partecipare al programma televisivo Fuori Onda TV inviando il loro videoclip ....

Fuori onda tv è un programma comico trasmesso da napoli Tv sul digitaele terreste in camopania e lazio, se vuoi puoi apparire tv mandando un breve videoclip ( un monologo, una barzelletta, una poesia comica ecc.) della durata di un minuto.

Inserisci il tuo videoclip su Youtube e poi i, vai su facebook e pubblica il tuo video sul gruppo “Quelli di fuori onda TV” quelli più simpatici andranno in TV .... aspettiamo i tuoi videoclip http://www.facebook.com/group.php?gid=112540588790595

a cura dello staff di www.animandia.it il portale internet sull'animazione e lo spettacolo

sabato 23 ottobre 2010

L’ animazione turistica? Un settore allo sbando, senza regole


L’ animazione turistica? Un settore allo sbando, senza regole
Ma cosa si può fare, come intervenire…
Animandia, Intervista ad un gruppo di tre ex imprenditori dell’animazione

Ci siamo più volte interessati delle precarie condizioni cui versa l’intero settore dell’animazione, un settore che in Italia, dà lavoro a migliaia di società e crea decine di migliaia di posti di lavoro stagionali.
Un settore quindi che andrebbe salvaguardato, protetto, soprattutto vista la crisi economica e lavorativa in atto, ma purtroppo non è così e molte società stanno chiudendo i battenti.
La mancanza di tutela e di controllo da parte dello Stato e degli Enti preposti (a cui interessa solo incassare contributi e tasse) ha favorito la nascita e lo sviluppo di "imprese fantasma", dirette da persone prive di scrupoli, che hanno diffuso metodi di lavoro scorretti e proposte commerciali senza il minimo rispetto della concorrenza e degli operatori. Hanno proposto e continuano a proporre alle strutture turistiche, preventivi e contratti a costi stracciati, ridicoli, fuori da ogni logica di mercato e, se non illegali, al limite della legalità, agevolando il lavoro nero e creando un mercato sommerso, offendendo in tal modo l'unico vero principio dell'economia di mercato: la concorrenza leale e spingendo al fallimento ogni anno, inesorabilmente, decine e decine di società serie ed oneste.
Ecco perché noi di Animandia abbiamo intervistato un gruppo di questi giovani imprenditori che avevano dato vita ad una società di animazione che adesso, come del resto tante altre non c’è più, è fallita. Vogliamo conoscere, comprendere, le motivazioni che hanno spinto: Sergio, Enrico ed Ezio ha chiudere la loro impresa dopo un solo anno di attività.

Allora ragazzi, ci raccontate sinteticamente la vostra pur breve esperienza di imprenditori? Quando avete cominciato e perché?
(Sergio) iniziammo lo scorso anno verso la fine di ottobre, dopo che avevamo passato una stagione nella stessa equipe di animazione, lavorare insieme ci ha dato modo di conoscerci e anche di verificare il nostro affiatamento sul lavoro. Tutti e tre abbiamo qualche stagione di esperienza nell’ambito animazione e ci sentivamo pronti a tentare il grande passo, ovvero quello di mettersi in proprio costituendo una società di Animazione.

Quindi vi siete conosciuti al villaggio ed è lì che avete deciso di lavorare insieme?
(Ezio) bè si, avevamo questa intenzione e l’occasione si è presentata quando, a fine stagione, il proprietario della struttura trovandosi bene con noi, ci disse che se un giorno avessimo deciso di metterci in proprio, lui sarebbe stato ben felice di stringere un accordo con noi.

Dunque dietro suggerimento del proprietario della struttura, avete iniziato la vostra strada per divenire imprenditori
(Enrico) In effetti avevamo già intenzione di fare qualcosina insieme, però devo ammettere che quella proposta ci diede la spinta finale. Ci rivolgemmo ad un conoscente che ha uno studio di commercialista, il quale ci sottopose i differenti tipologie di società ed optammo per una s.r.l. e già avemmo le prime spese, che tra avviamento dell’attività ( allestimento costumeria, acquisto di materiale di cancelleria e di ufficio) e ovviamente, atto notarile e il compenso al commercialista, si aggirarono intorno ai quattro, cinquemila euro. Inizialmente come ufficio, decidemmo di utilizzare la cantinola di Sergio, ovviamente lo attrezzammo adeguatamente per renderlo più o meno funzionale e iniziammo la nostra attività.

Come si svolgeva il vostro lavoro?
(Ezio) ognuno di noi aveva un proprio ruolo, io mi interessavo della selezione del personale in vista della stagione che avremmo affrontato avendo la sicurezza di partire con un villaggio, ma ovviamente ,confidando di riuscire a chiudere un contratto almeno con un altro paio di strutture. Enrico invece svolgeva per lo più lavori di ufficio, fungendo da segretario e Sergio aveva il compito di visitare le strutture turistiche per sottoporre i nostri servizi.

Quindi il lavoro procedeva, quando sono iniziate le difficoltà?
(Sergio) le difficoltà purtroppo sono iniziate quasi subito, ci siamo resi conto che non eravamo competitivi, ogni volta che sottoponevamo il nostro preventivo per il servizio animazione ad una struttura, puntualmente il direttore del villaggio tirava fuori dal cassetto, un preventivo di un’ altra società ma ad un prezzo decisamente inferiore.

Allora forse dovevate ridurre i vostri profitti, per poter competere con la concorrenza non vi pare?
(Enrico) giusto! ed è la prima cosa che abbiamo fatto, mi creda per il primo anno di attività ci saremmo accontentati anche di non guadagnare granchè pur di aumentare il lavoro, capirà avevamo un solo contratto firmato e nel frattempo le spese da sostenere aumentavano, c’era da pagare tutti i mesi le bollette per la luce, il telefono, le spese di benzina vitto e alloggio sostenute quando giravamo l’Italia in lungo e in largo , il commercialista, cancelleria e varie ecc. insomma il nostro fondo cassa andava assottigliandosi sempre di più e di contratti nemmeno l’ombra.

E quale era il problema?
(Sergio) Il problema era ovvio ma non c’era soluzione, al di là delle strutture che si fornivano da anni con una loro società di fiducia e quindi non erano interessate a valutare altre proposte, al di là di preventivi spesso identici a società ben più conosciute e blasonate rispetto a noi che eravamo appena all’inizio, ma al di là di ciò, che tra l’altro fa parte delle normalissime regole di mercato, il problema principale è che avevamo a che fare con una grande concorrenza sleale, da parte di pesudo agenzie che evidentemente non versavano contributi e tasse.
C’è da dire che per lo più, sono proprio le tasse ed i contributi i costi che incidono maggiormente sulle società che svolgono onestamente questo lavoro.
Premetto che non sono un commercialista , però se ben ricordo, per ogni animatore assunto ci versi contributi Enpals ed Inps ed a seguire ovviamente c'e' Inail, sono tasse che si quantificano nell’ordine di decine di euro al giorno, per ogni singolo animatore ed è qui che siamo fregati.
Inoltre c’è da fare un’altra considerazione, queste tasse a mio avviso, per la stragrande maggioranza dei casi non sono utili, infatti c’è da dire che un giovane che fa l’animatore, lo fa solo per una breve periodo, la maggior parte dei giovani lavora per una, al massimo due stagioni, ( ad es. se si considera che il maggior impiego di animatori nelle strutture italiane, è limitato ai soli mesi di luglio ed agosto, per la maggioranza di loro, una stagione lavorativa equivale a 2 mesi).
A mio avviso però, occorre anche tener presente che ci sono tantissimi giovani che hanno lavorato, solo qualche settimana e spesso addirittura solamente per qualche giorno.
C’è da dire infatti, che in questa professione si contano moltissime rinunce, tanti giovani credono (erroneamente) che per fare l’animatore basta soltanto essere simpatico e socievole, ma non è così, è un lavoro duro, senza soste, e spesso si vive in alloggi comuni, per questo sono in moltissimi che già dopo qualche giorno, abbandonano il lavoro e poiché per gli animatori, in linea di massima, non è previsto un periodo di apprendistato lungo ( mi sembra sia riconosciuto solo nell’ordine di alcuni giorni) ed in questo caso io mi domando, ma che fine fanno i contributi versati ad un animatore che ad esempio, dopo appena un paio di settimane rinuncia al lavoro e va via?
Io mi chiedo, sono certamente nell’ordine delle decine di migliaia gli animatori turistici, in Italia, che ogni anno lavorano solo per qualche settimana, ma quanti di loro dopo aver fatto questa breve esperienza nell’arco della loro vita, si interesseranno di sapere “come” e soprattutto, “se” è possibile recuperare quei pochi giorni contributivi ai fini della loro futura pensione? Visto che certamente saranno cifre di ben poco conto? E’ forse che, si versano contributi che in questi casi, serviranno solo a far ingrassare le tasche dello Stato?
Tornando al problema, i nostri preventivi, soprattutto a causa di tali tasse, lievitavano considerevolmente e considerando che in un preventivo per l’animazione, devi includere oltre agli stipendi, i costi per il materiale e le attrezzature per attività di giochi e spettacoli e poi ci aggiungiamo un pur minimo margine di guadagno per noi, ecco non ci stavamo più, non eravamo competitivi…
Guardi, so per certo che ci sono società fantasma che chiudono contratti a prezzi stracciati, tirano avanti la stagione alla buona, fornendo il minimo indispensabile di materiale per spettacoli e attività agli animatori, inoltre facendosi persino pagare anche le divise che questi ultimi indossano, non versano alcun contributo, né tanto meno pagano alcuno stipendio, insomma arraffano tutto e spariscono per poi riapparire l’anno successivo con una nuova azienda e con un diverso nome, ma sono le stesse medesime persone.

Ma se è questa la situazione, come fanno le società serie ed oneste a continuare a lavorare?
( Enrico) Non le so dire, c’è chi ha la fortuna di lavorare da anni e si è consolidato come azienda ed ha un suo pacchetto clienti,( anche se costantemente minacciato) c’è invece chi riesce a sopravvivere grazie a mille espedienti e tanta fantasia , ma le assicuro che tutti, anche le società più accreditate, hanno subito danni, perdendo diverse strutture a causa di questi contratti molto al di sotto della norma. Inoltre le posso dire che come noi, ci sono moltissimi imprenditori, che non potendo competere lealmente con chi viola sistematicamente le leggi e per di più "stritolati" da questo sistema legislativo e contributivo che penalizza oltre misura, arrivano inesorabilmente al fallimento, alla chiusura dell'attività. Noi ormai dopo esserci indebitati per circa 15.000 euro abbiamo lascito perdere, ne siamo fuori, sia pure a malincuore, ma ci sono tantissime società in pericolo, minacciate costantemente dalla precarietà di questo lavoro che non è per nulla tutelato. Sono sempre le società serie e oneste come anche gli animatori stessi, che pagano le conseguenze di un settore dove la disonestà agisce in gran parte, indisturbata.

Ma non si può far nulla per contrastare l’illegalità? Per favorire la concorrenza leale nel rispetto della legge e delle regole?
(Enrico) Guardi non ho la bacchetta magica, né tanto meno spetta a noi regolamentare il settore, però una cosa è certa, se lo Stato diminuisse il fardello delle tasse da versare per gli animatori, se ci fosse maggior vigilanza e controlli ed una regolamentazione seria a “monte del sistema” allora le cose migliorerebbero di sicuro.

Cosa intende per” regolamentazione seria a monte del sistema”?
(Enrico) Premetto che non sono ferrato in materia legislativa, però mi lasci fare una semplice considerazione, credo e come me siamo ormai in tanti a pensarlo, che innanzitutto ci vorrebbe un’associazione di categoria riconosciuta, so che c’è la FIAST, Federazione italiana animazione e servizi turistici, una associazione, senza scopo di lucro, che rappresenta e tutela gli interessi delle imprese che offrono servizio di animazione turistica, ma come le dicevo, ormai non faccio più parte del settore e non so se la Fiast è andata avanti con i suoi progetti. Inoltre, credo che se ci fossero dei “Paletti”, una sorta di tappe obbligatorie, cui dovrebbero sottoporsi tutti coloro che intendono fare impresa nel settore animazione, forse le cose prenderebbero una piega ben diversa.
Mi spiego, in poche parole credo che ci vorrebbe un Albo Nazionale delle imprese di animazione, un albo dove obbligatoriamente dovrebbero iscriversi, tutti coloro che intendono esercitare questa libera professione (simile ad esempio agli albi degli avvocati, degli agenti immobiliari, dei ragionieri commercialisti, dei medici, ecc.)
Un Albo dove, ad esempio, dietro presentazione di esperienza documentata di almeno 5 anni nel settore animazione turistica, agli iscritti viene rilasciata una regolare: abilitazione alla professione di Imprenditore di società di Animazione turistica.
Credo che questo sarebbe già un primo passo per fare una sorta di “scrematura” iniziale; infatti oggi come oggi chiunque e senza alcuna esperienza, si può aprire una società o ancora più semplicemente, una ditta individuale e lavorare come agenzia di animazione turistica. In tal modo si immette l’ennesima società in un mercato già disastrato e caotico, con conseguenze dovute all’inesperienza, all’improvvisazione, spesso devastanti sia in materia di concorrenza nei riguardi di altre imprese, che di tutela del personale animazione.
Se ci fosse però l’obbligo di iscrizione all’albo e per farlo si dovrebbe avere almeno 5 anni di esperienza documentata, in tal modo già si limita in qualche modo la nascita di agenzie improvvisate, inoltre ci sarebbero anche altri vantaggi, infatti coloro che esercitano senza abilitazione incorrerebbero nel reato penale di esercizio abusivo della professione, ed ancora per quanti pur essendo in possesso di questa fantomatica abilitazione, non rispettano le regole e le leggi e mi riferisco ai titolari delle cosiddette agenzie “fantasma”, questi ultimi, non potrebbero più aprire e chiudere una società con la facilità attuale.
Infine ci sarebbe anche il vantaggio di dare a coloro che hanno subito un danno ( penso ai tanti animatori che non percepiscono gli stipendi concordati) la possibilità di denunciare tale azienda, direttamente all’organo di controllo dell’albo, facendole rischiare, come minimo, la radiazione dallo stesso Albo per condotta eticamente scorretta.
Come ogni albo professionale infatti, si presuppone un organo di vigilanza e controllo, cui tutti potrebbero rivolgersi, anche coloro che hanno subito dei danni, per denunciare la condotta di tale tizio e/o società.
In conclusione, credo che tutto ciò certamente non risolverebbe i problemi che da decenni infestano il comparto animazione, ma certamente contribuirebbe a fare chiarezza.
Purtroppo ci vorrebbe innanzitutto la volontà di far cambiare le cose, vorrei sbagliarmi, ma credo in tutta sincerità, che allo Stato ed agli Enti preposti, delle problematiche legate all’intero settore animazione non importi un granchè ed è questo che mi getta ancor di più nello sconforto.


Intervista a cura dello staff di www.animandia.it il portale internet sull’animazione e lo spettacolo

giovedì 21 ottobre 2010

Tirocini estivi di orientamento per animatori– art. 70 D.lgs 276/2003


Tirocini estivi di orientamento – art. 70 D.lgs 276/2003


Sono tirocini ( stage) promossi durante le vacanze estive a favore di un adolescente o di un giovane, regolarmente iscritto a un ciclo di studi presso l’università e un istituto scolastico di ogni ordine e grado, con fini orientativi e di addestramento pratico.

Possono essere inquadrati come tirocinanti gli studenti che seguono il lavoro dei professionisti dello spettacolo con lo scopo di un contatto e di un addestramento pratico, in qualità di aspiranti tecnici o artisti, senza percepire un compenso.

Eventuali borse lavoro erogate al favore del tirocinante non possono superare l’importo massimo mensile di 600 euro.

Il tirocinio estivo di orientamento ha una durata non superiore a tre mesi e si svolge nel periodo compreso tra la fine dell’anno accademico e scolastico e l’inizio di quello successivo.

Tale durata è quella massima in caso di pluralità di tirocini. Salvo quanto esposto sopra, ai tirocini estivi si applicano le disposizioni che regolamentano i tirocini formativi e di orientamento (c.d. stages).


articolo a cura dell'avv.Fabio Cristarelli collaboratore di Animandia

INQUADRAMENTO CONTRATTUALE ANIMATORE TURISTICO


INQUADRAMENTO CONTRATTUALE ANIMATORE TURISTICO


La forma professionale dell'animatore è generalmente di carattere autonomo e inquadrabile in una situazione di rapporto di lavoro occasionale.

In alcuni casi, peraltro molto ridotti, gli animatori vengono assunti come lavoratori dipendenti e con contratti a termine.

La normativa di riferimento è la legge quadro per il turismo (n° 217 del 1983) e le sue successive modifiche che hanno inquadrato gli animatori turistici tra i lavoratori dello spettacolo.

Il contratto scritto è ormai previsto dalla maggior parte dei CCNL e deve contenere:

• qualifica

• modalità di svolgimento della prestazione

• durata del contratto di lavoro

• orario di lavoro

• retribuzione

• lavoro straordinario, festivo e notturno

• ferie e riposo settimanale

• Inquadramento previdenziale


E’ opportuno evidenziare che alcune Regioni hanno norme autonome che regolamentano la professione di animatore turistico, ma la circolare Inps del 30 giugno 1994 n. 202, ha esteso agli animatori dei villaggi turistici l’obbligo di iscrizione all’Enpals (lavoratori dello spettacolo), per lo svolgimento del lavoro autonomo, di conseguenza le imprese che intendono assumere animatori in strutture turistiche, hanno l’obbligo di richiedere il certificato di agibilità, entro 5 giorni dalla stipulazione dei relativi contratti di lavoro.


articolo a cura dell'avv.Fabio Cristarelli collaboratore di Animandia

Ecco come aprire un’ Agenzia di Animazione


Ecco come aprire un’ Agenzia di Animazione


In questo articolo troverete menzionati, in modo estremamente sintetico, i primi passi da seguire per dar vita ad un’impresa operante nell’ attività di intrattenimento e spettacolo (la c.d. agenzia di animazione).

Questo tipo di attività imprenditoriale è spesso sottovalutata, c’è una concezione che sia di facile creazione e gestione, in realtà si consiglia vivamente a coloro che intendono creare un’impresa nel settore intrattenimento e spettacolo di affidarsi, almeno nella fase di start-up, ad un consulente legale e commerciale competente in materia ed utilizzare un buon canale pubblicitario (come ad esempio apparire su Animandia) poiché di pseudoimprenditori dell’animazione se ne vedono fin troppi con conseguenze, spesso devastanti e sleali, in materia di concorrenza e tutela degli animatori.

Ecco i primi documenti che bisognerà presentare all’Enpals per immatricolare l’impresa: - Certificato di residenza del legale rappresentante

- Copia dell' atto costitutivo e dello statuto (se trattasi di Società)

- Numero di posizione INPS ed INAIL

- Codice fiscale e numero di partita IVA dell' impresa

- Certificato definitivo di iscrizione CCIAA

- Codice fiscale del legale rappresentante

- Modello 032U per l’immatricolazione ENPALS dell’impresa


Inoltre è bene ricordare, sin dall’inizio, che nel momento in cui l’impresa diventa operativa deve essere sempre denunziato all’ufficio competente (SIAE o ENPALS) il lavoratore assunto nonchè quello che cessa dal servizio nel termine tassativo di giorni 5 dalla stipula del contratto o dal verificarsi della variazione.

Ovvio che queste sono indicazioni generali, che possono varie a seconda dei singoli casi, ad esempio, vi sono differenti tipologie di società ed ognuna di esse con differenti caratteristiche ( s.a.s. ; s.r.l. picc. Soc. Cooperativa, ecc.) ma c’è anche la possibilità svolgere attività come ditta individuale.

Articolo a cura dell’avv. Fabio Cristarelli collaboratore di Animandia

Turismo in crisi: Quali strategie per L’animazione turistica?


Turismo in crisi: Quali strategie per L’animazione turistica?


La crisi del turismo, è la diretta causa della perdita di posti di lavoro e della profonda crisi, in cui si trova attualmente, l’intero comparto animazione.
Dando per scontato che ad una futura ripresa del turismo, corrisponde anche quella animazione turistica, intendiamo soffermiamoci sulle motivazioni che hanno determinato questa drammatica situazione. da un personale sondaggio svolto dal portale internet http://www.animandia.it/ , avvenuto su un campione di 300 società di animazione, nell’anno 2010 relativo alla stagione estiva, sono venuti fuori tali dati:


A) in generale si è registrata una “diminuzione” del periodo di occupazione stagionale
B) C’è stato un calo nel numero di personale animazione, assunto dalle società.


La diminuzione del periodo di lavoro per gli animatori, è la logica conseguenza di una minor presenza di turisti, non dimentichiamo che oltre alla crisi economica globale, ha inciso anche una certa campagna pubblicitaria non certo favorevole al nostro Paese.

A tal proposito, ricordiamo ad esempio, la situazione “rifiuti” della Campania che per mesi ha fatto il “giro del mondo”, l’aumento della microcriminalità che certamente “spaventa” i vacanzieri, l’aumento delle coste non balenabili nella nostra penisola, e così via.

C’è da dire infatti, che in termini generali, le prenotazioni presso le strutture turistiche e relative al periodo estivo, si sono concentrate per lo più nel solo mese di agosto.
La mancanza di una presenza cospicua di vacanzieri nei mesi definiti di “Bassa Stagione” ha determinato, parlando ovviamente in termini generalizzati, una riduzione del periodo estivo soprattutto al Sud Italia.

In pratica molte strutture turistiche, non avendo sufficienti prenotazioni hanno anticipato la chiusura di fine stagione; ciò ha causato un minor periodo di lavoro per gli staff di Animazione, presenti nelle strutture turistiche.
Secondo il sondaggio svolto dallo staff di Animandia, rispetto alle precedenti stagioni lavorative questa è risultata tra le peggiori, con una notevole diminuzione di presenze di animatori nel mese di giugno, luglio e di settembre.
Una riduzione, avvenuta anche in quelle strutture turistiche che in passato, avevano richiesto anche per questi mesi la presenza degli animatori.
C’è da aggiungere che a completare il quadro già critico della situazione, un ulteriore calo di lavoratori nel comparto animazione, si è avuto perché si è ridotto anche il numero di animatori che formano gli staff .

In altri termini, la crisi economica è ancora in atto, ed ha creato una sorta di “Effetto Domino”, ad esempio nel periodo estivo sono comunque diminuite le presenze turistiche e di rimando le strutture ricettive per arginare le perdite, hanno dovuto ridurre il periodo di permanenza delle equipes nelle loro strutture e contemporaneamente, hanno “sfoltito la rosa” dei componenti degli staff di animazione.
Ovviamente le stesse agenzie di Animazione, si sono dovute adattare a questa triste realtà, guadagnando meno e per di più, diminuendo le assunzioni stagionali.
Questo stato di cose, va a penalizzare ulteriormente un tessuto lavorativo già lacerato da anni, dal proliferare di società “fantasma” e del quale già in passato ce ne siamo occupati, proprio attraverso le pagine di questa ruibrica.
E’ un fenomeno che sta strozzando il settore, quello della concorrenza sleale da parte di pseudo agenzie di pochi scrupoli, che propongono il servizio animazione a prezzi molto al di sotto della norma ( spesso evitando di versare stipendi e contributi) allettando le strutture turistiche con costi inverosimili e sovente, sottraendo clienti alle aziende serie e professionali che dovendo pagare imposte, stipendi e tasse non diventano più competitive rischiando il fallimento.
Oggi anche un’agenzia corretta e professionale, che negli anni si è creata un proprio “Pacchetto” clienti è minacciata costantemente, oltre che dalla crisi economica anche dalla concorrenza sleale . Ma come si può combattere tutto ciò, come ci si può attrezzare per superare la crisi che investe il comparto animazione?
Queste sono domande che meritano risoluzioni definitive, occorre l’impegno dello Stato e degli Enti preposti, affinché vigilino e tutelino i lavoratori onesti e favoriscano contemporaneamente occupazione, diminuendo il fardello delle tasse che incide non poco su un bilancio aziendale. E nel frattempo come si stanno attrezzando le agenzie di Animazione turistica per combattere questo stato di crisi globale? Bè c’è da dire che molte si sono accordate tra loro(l’unione fa la forza) il concetto è quello di unire le forze comuni, per meglio sopportare le perdite economiche ed i costi di gestione.
Altre società invece, si sono legate ad associazioni presenti nel settore, citiamo tra queste la FIAST, (www.fiast.it) Federazione italiana animazione e servizi turistici, aderente ad Assoturismo-Confesercenti, è una associazione, senza scopo di lucro, che rappresenta e tutela gli interessi delle imprese che offrono servizio di animazione turistica e altre tipologie di servizi turistici.
Altri intraprendenti imprenditori invece, attraverso Facebook l’ormai noto social network, hanno dato vita a gruppi di discussione con l’intento di riunirsi e confrontarsi, sulle numerose problematiche legate al comparto animazione.
Citiamo tra questi il gruppo denominato”L’angolo dell’ impresa d’ animazione” ideato da Sergio Alba presidente della Eskapes Animazione, società del gruppo Animandia. L’intento è quello di invitare tutte le società al “Fair Play” ovvero ricordare a tutte le aziende, l’importanza di una sana e corretta competizione, nel rispetto delle regole di un libero mercato, dove però ci si possa confrontare lealmente, ad armi pari, operando sempre nella correttezza e nella legalità. Ma sempre su Facebook è presente anche “Pulizia nel settore Animazione” un gruppo sull’animazione, il cui fondatore, Gregori Riccardo (detto il Toscano) si pone il non facile obiettivo, di dar voce a quanti ( agenzie o animatori) hanno subito dei torti, dei soprusi e vogliono rendere nota, ai membri del gruppo, la loro testimonianza.
Non mancano poi, segnalazioni inerenti anche un fenomeno che sta strozzando il settore, quello della concorrenza sleale da parte di pseudo agenzie di pochi scrupoli, che propongono il servizio animazione a prezzi molto al di sotto della norma ( spesso evitando di versare stipendi e contributi) allettando le strutture turistiche con costi inverosimili e sovente, sottraendo clienti alle aziende serie e professionali che dovendo pagare imposte, stipendi e tasse non diventano più competitive e rischiano il fallimento.
Ma anche noi di Animandia ci siamo mossi per sostenere il comparto animazione e turismo, di recente infatti abbiamo provveduto ad istituire sul nostro portale internet, una rubrica sui “Consigli legali”.
Questa rubrica, nasce grazie alla collaborazione con l’avv. Fabio Cristarelli e prevede la pubblicazione periodica, di informazioni ed articoli di natura legale e legislativa, inerenti il settore dell’animazione turistica e dello spettacolo.Inoltre abbiamo dato vita al Gruppo Animandia. Un gruppo formato da aziende nostre partner, società affidabili e serie, con l’obbiettivo di favorirle nel loro lavoro e allo stesso tempo combattere il fenomeno della “pirateria” e del “lavoro sommerso” contrastandolo mediante aziende di “Qualità”.

Ma non finisce qui, altre aziende di animazione hanno intrapreso la strada di richiedere un sostegno imprenditoriale, tramite le numerose opportunità offerte dal F.S.E o attraverso l’organismo denominato “Sviluppo Italia” ( facilmente reperibile su internet) ed il cui scopo è sostenere i programmi di investimento presentati dalle imprese, in particolare quelle in fase di start-up. Valutando i progetti imprenditoriali proposti, erogando le agevolazioni e verificando i risultati raggiunti. Infine c’è un’ampia fascia di società che richiede dei finanziamenti a Istituti di credito o Società Finanziarie accreditate .Tra queste ultime spicca la Martos Finanziaria s.p.a. che ci ha incuriosito, perché offre finanziamenti “dedicati” proprio alle società di: animazione, turismo e spettacolo.


articolo a cura dello staff di Animandia